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TE LO LEGGO IO
Lo scenario yemenita non è soltanto una guerra civile isolata, ma una complessa crisi geopolitica che incrocia interessi regionali e internazionali. Per comprenderne davvero la portata, è necessario inquadrare il conflitto in tre livelli principali:
1) Dalle Primavere arabe alla guerra aperta:
Le attuali tensioni hanno radici profonde. Nel 2011, le proteste legate alle Primavere arabe costrinsero il presidente Ali Abdullah Saleh alle dimissioni, aprendo una fase di transizione fragile. Nel 2014 il movimento ribelle degli Houthi, di culto sciita zaidita e ritenuto vicino all’Iran, conquistò ampie aree del nord del paese, compresa la capitale Sana’a, costringendo il governo riconosciuto all’esilio. Questo evento segnò l’inizio del conflitto su scala più ampia.
Nel marzo 2015 l’Arabia Saudita guidò una coalizione militare di Stati arabi sunniti, con l’appoggio logistico e di intelligence occidentale, per fermare l’avanzata houthi e restituire al governo la legittimità sul territorio.
2) Rivalità regionali: Riyadh contro Teheran (e non solo):
Pur presentandosi come una guerra civile, lo Yemen è diventato un teatro di competizione regionale tra potenze sunnite e sciite: Arabia Saudita vede negli Houthi un’estensione dell’influenza iraniana sul suo fianco meridionale e una minaccia diretta alla propria sicurezza. La visione di Riyadh è sostenere uno Yemen unito sotto un governo favorevole e limitare l’influenza di Teheran nel Golfo per non creare una “Gaza” o un altro “Libano” alla sua porta;
Iran è accusato da Riyadh e da altri Paesi del Golfo di fornire supporto agli Houthi in armi e formazione, un’accusa che Teheran nega formalmente, come parte del proprio gioco di influenza nella regione.
Questo scontro finanziato e mediato da alleanze ideologiche ha trasformato un conflitto interno in una guerra per procura con pesanti conseguenze per la popolazione civile.
3) Fratture tra i partner: la crisi Saudi–UAE:
Negli ultimi mesi, qualcosa di ancora più significativo dal punto di vista geopolitico sta emergendo: la rottura tra Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, due Paesi che per anni erano stati alleati nella coalizione anti-Houthi.
Questa spaccatura nasce perché Riyadh e Abu Dhabi non condividono più la stessa visione strategica per lo Yemen: Gli Emirati Arabi Uniti avevano puntato su alleanze con forze locali come il Southern Transitional Council (STC), un movimento separatista che aspira a creare uno Stato indipendente nel Sud dello Yemen, riprendendo l’eredità della ex Repubblica Democratica del Sud Yemen; L’Arabia Saudita considera invece cruciale mantenere un Yemen unito per garantire stabilità ai propri confini e prevenire che nuove entità statuali o milizie armate diventino fattori di instabilità permanente.
La recente offensiva dell’esercito yemenita sostenuto da Riyadh per riprendere aree meridionali, e le conseguenti tensioni con gli STC appoggiati dagli Emirati, riflettono questo scarto strategico e la frattura dei due alleati storici.
Socotra nel grande scacchiere del Golfo:
L’isolotto di Socotra, pur essendo geografica periferia dello Yemen, è simbolo delle profonde implicazioni geopolitiche della crisi.
Negli ultimi anni Socotra era rimasto relativamente immune dal conflitto, diventando una meta turistica per la sua natura unica; tuttavia, la sua posizione strategica tra il Mar Arabico e l’Oceano Indiano lo rende un nodo di interesse per potenze del Golfo.
In passato gli Emirati hanno incrementato la loro presenza sull’isola con progetti economici e sostegno alle forze locali, facendo di Socotra un elemento del loro progetto di influenza regionale.
La recente chiusura dei cieli e lo stop dei voli civili da e per Socotra non sono quindi solamente un effetto collaterale del conflitto interno, ma il riflesso di un clima di instabilità più ampio e di rivalità tra attori esterni che possono influenzare anche territori apparentemente lontani dal fronte principale.
Il caso degli italiani e degli altri stranieri bloccati sull’isola assume una dimensione che va oltre la cronaca:
• È un segnale di fragilità delle rotte aeree e delle infrastrutture civili in un contesto di conflitto regionale. La chiusura dello spazio aereo non è solo una misura di sicurezza, ma anche un sintomo di quanto rapidamente gli equilibri militari e politici sul terreno possono influenzare la vita civile e le operazioni internazionali.
• Riflette la vulnerabilità di zone semi-periferiche di Stati in guerra, come Socotra, che pur non essendo al centro delle operazioni militari principali, si possono trovare improvvisamente al centro di decisioni strategiche prese da attori esterni.
• Mette in luce le difficoltà per i governi europei, Italia compresa, di proteggere i propri cittadini quando gli spazi statali e le istituzioni locali sono indeboliti da conflitti divisivi e dall’interferenza di potenze straniere.
La guerra in Yemen, compresa la crisi per gli italiani a Socotra, non può essere letta solo come un evento di cronaca locale. È il riflesso di un conflitto più profondo che incrocia interessi geopolitici, rivalità tra potenze del Golfo, divergenze tra alleati e l’oscura impronta di competizioni globali. Comprendere questi livelli è essenziale per decifrare non solo cosa è successo, ma perché è successo così e con quali possibili ripercussioni nei prossimi mesi.












