Tralascio ogni commento sulla barbara operazione statunitense che – se ancora si dispone di un minimo di obiettività – è una inequivocabile e gratuita prepotenza in violazione di qualsivoglia norma o regola.
Forse è il caso di fare qualche piccola considerazione di carattere tecnico sulla dinamica dell’incursione e del rapimento, che se fosse stata somministrata in un film di azione avrebbe fatto sorridere anche lo spettatore meno smaliziato.
E’ vero che un blackout tecnologico può azzerare le capacità di difesa, accecare i radar, mutilare la sensorisitica, paralizzare le iniziative “meccaniche” di reazione. Ma anche in quelle condizioni gli esseri umani preposti allo svolgimento di certi mestieri continuano ad avere occhi e orecchie sufficienti per sentire il rumore dei rotori e vedere gli elicotteri che si avvicinano.
Le navi americane a breve distanza avrebbero reso prevedibile che prima o poi almeno un gesto dimostrativo ci sarebbe stato.
Il semplice preliminare malfunzionamento diffuso avrebbe dovuto innescare l’attivazione di un piano di allarme.
Invece niente.
La sconfortante semplicità dell’intervento della Delta Force fa comprendere che non è stato un eccezionale blitz militare, ma un banale tradimento covato a lungo da parte di “infedelissimi” nei ranghi venezuelani.
A spianare la strada agli incursori sono stati i “chavisti”, ovvero i nostalgici del precedente Presidente che, nonostante il tribolato cambio di vertice, hanno continuato a servire il loro Paese aspettando l’occasione favorevole e uno sponsor generoso.
Va a loro il merito di aver deposto lo sgradito e senza dubbio sgradevole Nicolàs Maduro. Lo si deve a questi “partigiani” se proprio nessuno ha imbracciato un fucile mitragliatore o utilizzato un bazooka per tirar giù i droni o colpire i “pullman volanti” che portavano in città la gioconda comitiva…
Può darsi che il dittatore sudamericano dormisse con i tappi e la mascherina sugli occhi per non esser disturbato da frastuono e luci, ma è davvero difficile pensare che le forze speciali siano arrivate nella residenza presidenziale indossando pantofoline di feltro o magari esemplari vintage di “pattini di tessuto” per non rigare i pavimenti e per evitare il suono del calpestio.
Chi arringava la folla rivolgendosi a Trump con espressioni come “brutto codardo, se sei capace vieni a prendermi” non ha pensato che le sue frasi, oltre ad essere a ridotta gradazione diplomatica, consistevano in una sfida che rischiava di essere accettata. Una minima consapevolezza avrebbe dovuto indurre Maduro a tenere un plotone di arditi accanto al comodino della sua stanza da letto.
Bisogna fare attenzione ad usare toni spavaldi se non si ha effettivo dominio della situazione e non si conoscono le carte in mano all’avversario. Non si dimentichi quel noto politico di lungo corso che gesticolò dinanzi all’allora Premier dicendo “che fai? mi cacci?”, non immaginando di esser già stato buttato fuori bordo.
E così nella latitanza dei suoi pretoriani, “l’uomo forte” di Caracas è stato costretto ad alzarsi nel cuore della notte come un qualunque consumatore di Prostamol senza aver il tempo di scappare in bagno.
E adesso a farsela sotto è tutto il pianeta, spaventato al pensiero di chi possa essere il prossimo cui è stata organizzata una “festa a sorpresa”.












