Ci hanno abituato a scrivere letterine a Babbo Natale e a Gesù Bambino, così da indurci a domandare qualcosa per vedere soddisfatti i desideri personali.
Lo si faceva persino nelle aule delle scuole elementari dove non si esitava a far ricorso a fogli di carta impreziositi dalla porporina che arricchiva l’atmosfera.
Forse abbiamo cominciato allora ad esser egoisti, a domandare qualcosa che fosse tutto e solo per noi, quasi il resto del mondo non esistesse e non ci fosse traccia alcuna di bisogni diversi dalle nostre bramosie, spesso legittime ma qualche volta non proprio prioritarie.
Dicembre è il mese delle istanze e delle attese, dei buoni propositi e degli amari consuntivi.
Le entusiasmanti intenzioni le lasciamo a chi di mestiere si prende beffa della povera gente, non rispettando nemmeno chi gli ha tributato fiducia entrando nella cabina dei seggi elettorali, non considerando neppure chi si spella le mani ai comizi confidando in una elemosina o in un irresistibile sorriso.
Limitiamoci a metter mano al pallottoliere e a far due conti per conoscere il numero dei morti che abbiamo avuto in Ucraina, Palestina, Sud Sudan e tante altre regioni lontane dai riflettori.
Non c’è bisogno di prendere appunti, di cercare la precisione. Ci basta un calcolo approssimativo, poco importa se si sbaglia di diecimila cadaveri in più o in meno.
Siccome la vita non vale nulla e in certi casi vale ancora meno, prendiamo bloc notes e penna per stimare i costi per sapere quanto abbiamo speso per distruggere e immaginare quanto servirà per ricostruire…
Sento politici che disconoscono il latino (e fosse solo quella la loro lacuna) pronunciare il tremebondo “si vis pacem, para bellum” e comprendo quale sia l’energica spinta dell’industria della morte che soffia nelle vele del riarmo.
Ascolto discorsi che evocano le centomila gavette di ghiaccio raccontate da Bedeschi ed i milioni di baionette urlati da un uomo che trebbiava il grano a torso nudo, leggo i bilanci e i grandi profitti di chi produce armamenti, vedo le rubiconde prospettive economiche e finanziarie di chi è pronto a riedificare città inutilmente rase al suolo…
Voglio quindi indirizzare due righe a chi ha in mano il destino di una collettività tremante per la paura che la guerra bussi alle nostre case. Chi si aspetta raccomandazioni e preghiere rimarrà deluso.
Voglio piuttosto che ci si chieda su quali basi si pensa di irrobustire l’Italia dilapidando le risorse di un Paese stremato in un acquisto compulsivo di bombe, carrarmati e cose simili. Si domandi a chi ha vent’anni se arde dal desiderio di immolarsi per la Patria la cui bandiera ha sventolato forse in occasione di qualche partita di calcio della Nazionale.
Pur “ibrida”, la guerra la si fa ancora con i “soldati”, razza che ha nel sangue l’irrefrenabile voglia di tener stretta la baionetta tra i denti, di soffrire per gelo e fame, di rotolarsi nel fango e nella paura, di immaginare comitive di studenti in gita che visitano sacrari monumentali che riportano la bugia a caratteri cubitali del “PRESENTE”.
Se davvero chi ha il suo nome a Redipuglia e le sue ossa chissà dove fosse presente, sarebbe qui a dirci di non ripetere gli errori che hanno straziato famiglie, sperperato denaro e creato vuoti incolmabili.
Appartengo ad una generazione che di battaglie ha solo sentito parlare. Vorrei che figli e nipoti potessero avere la stessa fortuna.
Il titolo di questo editoriale è volutamente provocatorio.
Quel “mettete dei fiori nei vostri cannoni” – espressione tipica degli anni sessanta e ritornello di un vecchio brano musicale – immagina che, scomparsi obici ed altri pezzi di artiglieria, la parola “cannoni” sia identificativa di particolari succedanei delle sigarette che invece di marijuana o altre droghe abbiano al loro interno innocue componenti floreali.
“Rollate” nelle cartine, le corolle della camomilla magari funzionano anche senza esser lasciate in infuso come tradizione vuole. Rilassarsi potrebbe chetare istinti ferali e regalarci un 2026 di pace e serenità.
Sono terribilmente attratto dalla pubblicità. Non riesco a resistere, venendone irrimediabilmente attratto quasi dietro lo schermo del televisore – scomparso da tempo il tubo catodico – si nascondesse...
Leggi tuttoDetails












