“L’opposizione non collaborerà con questa vergognosa farsa. I nostri morti meritano di meglio; la sicurezza dello stato merita di meglio. Nel primo mese del prossimo governo formeremo una vera commissione statale d’inchiesta”.
Queste sono le dichiarazioni del Leader della opposizione Yair Lapid, ex Primo Ministro d’Israele dal 1° luglio al 29 dicembre 2022, a margine dell’esame preliminare del disegno legge per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta che indagherà sui tragici fatti del 7 ottobre 2023.
Ieri, 24 dicembre 2025, 53 contro 48 parlamentari del Knesset – il Parlamento monocamerale dello Stato d’Israele – hanno infatti votato a favore del disegno di legge sostenuto, in particolare, dal partito ultraortodosso di Governo Shas e dalla alleanza UTJ (Ebraismo della Torah Unito), mentre i membri del partito conservatore Agudat Yisrael si sono astenuti.
La Commissione d’inchiesta, così come già preannunciato su queste pagine, avrà sei membri, dovrà essere approvata da 80 parlamentari su 120 del Knesset e sarà supervisionata da 4 membri che rappresentano, rispettivamente, le famiglie in lutto.
L’opposizione è unita nel ricordare, a gran voce, che “un comitato di inchiesta politica è una profanazione della memoria dei caduti e uno sputo in faccia alle famiglie in lutto”, – continuando – che presto un nuovo Governo investigherà sulle responsabilità del peggior massacro dopo l’Olocausto.
Un esercizio inutile è, pertanto, rappresentare l’indignazione delle famiglie dei caduti presenti nelle tribune del Knesset che, dando le spalle ai lavori parlamentari nonché mostrando diversi cartelli raffiguranti i propri cari, hanno gridato il proprio sdegno per una Commissione di natura politica, che, ricordiamo nuovamente, indagherà sul proprio fallimento.
La previsione del Primo Ministro Benjamin Netanyahu è pertanto confermata, così come il fermo respingimento da parte dello stesso governo di istituire una Commissione indipendente, determinata e coordinata, non dalla politica, ma dalla magistratura.
Un cortocircuito, questo, che rifugge lapalissianamente da qualsivoglia concetto di Stato di Diritto il quale, come giusto che sia nelle democrazie moderne, richiede che tutti i pubblici poteri debbano, o devono, sempre esser fissati entro i limiti della Legge nel rispetto dei diritti fondamentali e, conseguentemente, sotto il controllo degli organi giurisdizionali.
“Non vi è libertà se il potere giudiziario non è separato dal potere legislativo e da quello esecutivo. Se esso fosse unito al potere legislativo, il potere sulla vita e la libertà dei cittadini sarebbe arbitrario, poiché il giudice sarebbe al tempo stesso legislatore”, rifletteva Montesquieu, teorizzando la separazione dei tre poteri – legislativo, esecutivo, giudiziario – quale fondamento della Libertà.
Le indagini di Stato per i terribili e tragici fatti del 7 ottobre 2023, in memoria ed in ossequio ai Caduti ma anche nel rispetto della Storia d’Israele, non dovrebbero, forse, esser sostenuti da questo sacrosanto ed universale Principio?
Ai posteri l’ardua sentenza.












