Suscita disappunto e rabbia, in Terra Santa, la proposta del Primo Ministro Benjamin Netanyahu di autoproclamarsi presidente della Commissione d’inchiesta governativa che dovrà indagare sull’ assalto di Hamas del 7 ottobre 2023 e, in particolar modo, sulle presunte o non presunte inefficienze degli apparati di sicurezza israeliani.
I ricordi di quel brutale e vile attacco da parte di Hamas, commesso ai danni di innocenti ed aventi la sola colpa di essere Israeliani, sono ancora oggi impressi, indelebilmente, nella nostra memoria; una rappresaglia, un attacco coordinato, ufficialmente avviato in risposta alle provocanti azioni promosse dalle forze di sicurezza israeliane sia per la profanazione della Moschea Al-Aqsa di Gerusalemme che per le presunte violenze attribuite ai militari israeliani nei confronti dei palestinesi, così come comunicato attraverso un messaggio registrato dal miliziano e terrorista Mohammed Deif, già, o meglio fu in quanto ucciso il 13 luglio 2024 dall’esercito israeliano, Comandante delle Brigate Izz al-Dīn al-Qassām di Hamas nella Striscia di Gaza.
1200 vittime innocenti, 1200 famiglie distrutte, di cui 859 civili, che peseranno per sempre sulle coscienze dei terroristi e cui nessun umano Tribunale restituirà mai pienamente giustizia.
Da qui, a sua volta, la risposta Israeliana con l’operazione “Spade di Ferro”, una offensiva che ha portato all’invasione della Striscia, con oltre 20.000 bambini uccisi – così come riportato dalla Organizzazione internazionale indipendente Save the Children – ed una “condanna” di genocidio da parte della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite.
Ma l’Intelligence israeliana perché non ha saputo prevedere l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023?
Sia lo Shin Bet, l’Agenzia di intelligence per gli affari interni dello stato di Israele, che l’I.D.F., Forze di Difesa d’Israele, hanno già chiaramente ammesso il proprio disastro, riconoscendo la loro incapacità di identificare correttamente la minaccia di Hamas.
Tali insuccessi degli apparati di Intelligence e del Governo sono quindi, ancora ad oggi, proprio al centro dell’attenzione in Terra d’Israele e giovedì scorso, l’Ufficio del Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che lunedì prossimo a Gerusalemme Ovest si riunirà formalmente il “team ministeriale” per promuovere una Commissione d’inchiesta, con ampissimi poteri, finalizzata alla analisi di tali fallimenti.
La costituzione di una siffatta Commissione d’inchiesta è davvero tema di acceso e forte dibattito in Israele e vede coinvolti politici, alti funzionari dell’esercito, parenti delle vittime e dei prigionieri che con “lettere aperte” e petizioni chiedono a gran voce una indagine, ma, come è giusto che sia in uno Stato di diritto, semplicemente indipendente.
Al riguardo, anche l’”Istituto Israeliano per gli Studi sulla Sicurezza Nazionale (INSS)”, la cui mission (indipendente) è “contribuire alla esistenza d’Israele ed assistere i decisori” ha promosso un sondaggio ad ottobre scorso, acclarando che tre israeliani su quattro vogliono, senza se e senza ma, l’istituzione di una Commissione autonoma e libera.
Questa fatidica Commissione, da sempre attesa – ma come precedentemente dichiarato dallo stesso Primo Ministro da dover posticipare per intervenuti problemi di priorità nel supervisionare la guerra – nascerà quindi questo lunedì, sarà dallo stesso presieduta e sarà composta da 6 membri.
Praticamente, e molto semplicemente, si investigherà da sola …in altre parole, si auto indagherà per il proprio fallimento… forse, si auto condannerà anche?
Questo, non è un gioco di parole, è incredibilmente la realtà.












