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UN PICCOLO REGALO DI NATALE PER CONTINUARE A SOGNARE

Andrea Aparo von Flüe di Andrea Aparo von Flüe
19/12/2025
in RIFLESSIONI
UN PICCOLO REGALO DI NATALE PER CONTINUARE A SOGNARE
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TE LO LEGGO IO

Nel marzo 1999, Rick Levine, Christophe Locke, Doc Searls e David Weinberger pubblicarono le 95 tesi del “Cluetrain Manifesto”. “Cluetrain”, traducibile con “treno degli indizi” perché troppe aziende lo avevano visto, per anni, fermarsi un paio di volte al giorno, ma non lo avevano mai preso. “Manifesto” perché nella sua forma l’opera allude alle Novantacinque Tesi di Martin Lutero, testo fondamentale della Riforma Protestante.
Il “Cluetrain Manifesto”, esaminato l’impatto di Internet sul marketing, sosteneva che le tecniche di marketing convenzionali venivano rese obsolete dalle “conversazioni” online dei consumatori a cui le aziende dovevano partecipare.

Passano 16 lunghi anni. Nuove e insidiose armi, come l’uso di enormi masse di dati personali, sono a disposizione delle aziende per onorare il loro Dio Profitto.
L’ideale del mercato in rete, capace di connettere e non solo di sedurre, è stato tradito. Le tante, troppe affascinanti, facili, pervasive App, sono una tecnologia ideale per chi vuole dividere e controllare.
Il Web, nel sogno del suo inventore Tim Berners Lee, doveva riprodurre la libertà di una comunità di persone che pensano, scrivono, discutono, esprimono opinioni. Sogno non realizzato.

Considerazioni che nel 2015 hanno ispirato le “Nuove Tesi” di Doc Searls e David Weinberger per riattivare l’attenzione di tutti noi per quel luogo meraviglioso che è Internet, per difenderne la neutralità, per non dimenticarne la seducente, brulicante massa di energia e conoscenza: una meravigliosa, inarrestabile e folle poesia collettiva.

Sono passati altri dieci anni, con peggioramenti significativi. Riproponiamo quindi, come piccolo regalo di Natale, le “New Clues” che poi nuove non sono più, ma sempre valide. Vale la pena dedicare loro qualche minuto di lettura, o ascolto e cogliamo l’occasione per presentare i migliori auguri, miei e di Giano.news, di continuare a sognare.

Le Nuove Tesi di Doc Searls e David Weinberger

Un tempo eravamo giovani ingenui nel Giardino dell’Eden…
a. Internet siamo noi, connessi.
1. Internet non è fatta di cavi, di fibre ottiche, di onde radio e neanche di “tube”.
2. I dispositivi che usiamo per connetterci a Internet non sono Internet.
3. Verizon, Comcast, AT&T, Deutsche Telekom, Telecom Italia e 中国电信 (China Telecom) non possiedono Internet. Facebook, Google, e Amazon non sono i monarchi della Rete, né lo sono i loro sistemi, o i loro algoritmi; né i governi della terra, né le loro organizzazioni commerciali hanno il “Consenso dei connessi) per cavalcare la rete da sovrani. (NdA. Viene fatto riferimento al libro “Consent of the Networked, di Rebecca MacKinnon).
4. Internet l’abbiamo in comune e non la possediamo.
5. Da noi e da quello che abbiamo costruito su di essa deriva tutto il valore di Internet.
6. La Rete è di noi, da noi, per noi.
7. Internet è nostra.

b. Internet non esiste e non ha scopo.
8. Internet non è qualcosa più di quanto sia qualcosa la gravità. Entrambe ci avvicinano gli uni agli altri.
9. Internet è del tutto immateriale. La sua fondazione è un insieme di accordi, che i più nerd fra noi chiamano “protocolli,” ma che potremmo, nel fervore del momento, chiamare “comandamenti.”
10. Il primo è: La tua rete porterà i pacchetti-dati a destinazione senza preferenze, o ritardi, senza considerare origine, sorgente, contenuto, o intenzione.
11. Possa perciò questo Primo Comandamento aprire Internet a ogni idea, applicazione, business, avventura, vizio e quant’altro.
12. Non si è mai avuto uno strumento con uno scopo così generico dall’invenzione del linguaggio.
13. Questo significa che Internet non è fatta per qualcosa in particolare. Non è fatta per i social network, né per i documenti, né per la pubblicità, né per il business, né per l’educazione, né per il porno, né per altro. È progettata specificamente per fare tutto.
14. Chi vuole ottimizzare Internet per uno scopo la de-ottimizza per tutti gli altri.
15. Internet, come la gravità, è indiscriminata nella sua attrazione. Ci mette insieme, il giusto e l’ingiusto allo stesso modo.

c. La Rete non è contenuti.
16. Ci sono incredibili contenuti su Internet, ma Internet non è fatta di contenuti.
17. La prima poesia di un adolescente, la felice rivelazione di un segreto custodito a lungo, un bel disegno buttato giù da una mano paralizzata, il post di un blog sotto un regime che odia il suono delle voci del suo popolo — nessuna di queste persone aveva intenzione di scrivere un contenuto.
18. Abbiamo usato la parola “contenuti” senza virgolette? Ci sentiamo molto sporchi.

d. La Rete non è un medium.
19. La Rete non è un medium più di quanto non lo sia una conversazione.
20. Sulla Rete, il medium siamo noi. Noi muoviamo i messaggi. Lo facciamo ogni volta che pubblichiamo un post, ri-twittiamo, mandiamo un link con un’email, o lo postiamo su un social network.
21. Contrariamente a un medium, tu ed io lasciamo le nostre impronte digitali e talvolta il segno di un morso sui messaggi che postiamo. Diciamo alle persone perché postiamo quel messaggio. Lo discutiamo. Vi aggiungiamo una battuta. Tagliamo il pezzo che non ci piace. Così quei messaggi diventano i nostri messaggi.
22. Tutte le volte che muoviamo un messaggio attraverso la Rete, esso porta con sé un piccolo pezzo di noi.
23. Spostiamo un messaggio lungo questo “medium” solo se per noi conta in uno degli infiniti modi in cui gli esseri umani tengono a qualcosa.
24. Tenerci — contare qualcosa — è la forza motrice di Internet.

e. Il Web è un Wide World.
25. Nel 1991, Tim Berners-Lee usò la Rete per creare un dono che regalò liberamente a tutti noi: il World Wide Web. Grazie, Tim.
26. Tim ha creato il Web fornendo dei protocolli (di nuovo quella parola!) che dicono come scrivere una pagina che può linkare a un’altra pagina senza chiedere il permesso a nessuno.
27. Boom. Nel giro di dieci anni abbiamo avuto miliardi di pagine sul Web — uno sforzo combinato pari a quello di una Guerra Mondiale e tuttavia così a fin di bene che la lamentela più grande è stata il tag <blink\>.
28. Il Web è un gigantesco, semi-eterno regno di oggetti esplorabili nelle loro fitte interconnessioni.
29. Se suona familiare, è perché anche il mondo è così.
30. Diversamente dal mondo reale, ogni cosa e ogni connessione sul Web è stata creata da qualcuno di noi esprimendo un interesse e un’opinione su come quei piccoli pezzi vanno messi insieme.
31. Ogni link da parte di una persona che ha qualcosa da dire è un atto di generosità e altruismo, che invita i lettori a lasciare la pagina, per guardare come appare il mondo agli occhi di qualcun altro.
32. Il Web ricrea il mondo in un’immagine — la nostra — emergente e collettiva.

Ma quanto abbiamo perduto la retta via, fratelli e sorelle…
a. Tuttavia, come abbiamo potuto lasciare che la conversazione diventasse un’arma??
33. È importante riconoscere e amare la conversazione, l’amicizia, le migliaia di atti di empatia, gentilezza e gioia che incontriamo su Internet.
34. E tuttavia sentiamo la parola “frocio” e “negro” molto più sulla Rete che fuori.
35. La demonizzazione degli ‘altri’ — persone con aspetti, linguaggi, opinioni, appartenenza a comunità e gruppi che non capiamo, apprezziamo o tolleriamo — è peggiore che mai su Internet.
36. Le donne in Arabia Saudita non possono guidare? Nel frattempo, metà di noi non può parlare sulla Rete senza guardarsi alle spalle.
37. L’odio è presente in Rete perché è presente nel mondo, ma la Rete lo rende più facile da esprimere e da sentire.
38. La soluzione: se avessimo una soluzione, non staremmo a rompervi con tutte queste tesi.
39. Possiamo però dire questo: l’odio non ha creato la Rete, ma sta facendo regredire noi e la Rete.
40. Riconosciamo almeno che la Rete ha i suoi valori impliciti. Valori umani.
41. Se la guardiamo freddamente, la Rete è solo tecnologia, ma è popolata da creature che si scaldano per quello a cui tengono: le loro vite, i loro amici, il mondo che condividiamo.
42. La Rete ci offre un posto comune dove possiamo essere chi siamo, insieme ad altri che apprezzano le nostre differenze.
43. Nessuno possiede la Rete. Tutti possono usarla. Chiunque può migliorarla.
44. Ecco cos’è un’Internet libera. Sono state combattute guerre per molto meno.

b. “Siamo d’accordo su tutto. Ti trovo affascinante!”
45. Il mondo ci si offre davanti come un buffet, tuttavia mangiamo sempre la nostra bistecca e patate, agnello e hummus, pesce e riso, pasta e sugo, o quello che è.
46. Facciamo così in parte perché la conversazione ha bisogno di un terreno comune: linguaggi, interessi, norme, intese condivise. Senza di questi, è difficile, se non impossibile, avere una conversazione.
47. Terreni condivisi generano tribù. La solida terra del Mondo ha tenuto distanti le tribù, permettendo loro di sviluppare incredibili diversità. Esultate! Le tribù hanno dato vita al Noi contro Loro e alla guerra. Esultate? Mica tanto.
48. Su Internet, la distanza tra le tribù parte da zero.
49. Apparentemente, essere capaci di trovarci l’un l’altro interessanti non è così semplice come sembra.
50. Questa è una sfida che possiamo affrontare essendo aperti, empatici e pazienti. Possiamo farcela, squadra! Siamo i numeri 1! Siamo i numeri 1!
51. Essere accoglienti: ecco un valore che la Rete ha bisogno di imparare dalle nostre migliori culture del mondo reale.

c. Il marketing rende ancora più difficile parlare.
52. Avevamo ragione la prima volta: i Mercati sono conversazioni.
53. Una conversazione non è tirarci per la manica per mostrare un prodotto di cui non vogliamo sentir parlare.
54. Se vogliamo sapere la verità sui prodotti, lo scopriremo discutendo tra di noi.
55. Ci rendiamo conto che queste conversazioni sono incredibilmente interessanti per voi che vendete. Peccato. Sono nostre.
56. Siete i benvenuti se volete partecipare alla nostra conversazione, ma solo se ci dite per chi lavorate, se potete parlare per voi stessi ed essere autentici.
57. Tutte le volte che ci chiamate “consumatori”, ci sentiamo come mucche che cercano il significato della parola “carne”.
58. Smettetela di trivellare le nostre vite per estrarre dati che non sono affari vostri e che le vostre macchine interpretano male.
59. Non preoccupatevi: vi diremo noi quando saremo sul mercato per qualcosa. A modo nostro. Non vostro. Fidatevi: sarà una cosa bella, per voi.
60. Gli annunci pubblicitari che sembrano umani, ma provengono dalle viscere irritabili del vostro ufficio marketing, macchiano il tessuto del Web.
61. Quando personalizzare qualcosa è raccapricciante, è un chiaro segnale che non capite cosa significa essere una persona.
62. Personale è umano. Personalizzato non lo è.
63. Più le macchine sembrano umane e più scivolano nella “Uncanny valley” (NdA. Valle perturbante; vedi Masahiro Mori) dove ogni cosa è uno spettacolo inquietante.
64. Smettetela di vestire gli annunci in notizie nella speranza che non ci accorgiamo dell’etichetta attaccata alle mutande.
65. Quando inserite un “annuncio nativo,” state intaccando non solo la vostra stessa affidabilità, ma l’affidabilità di tutto questo nuovo modo di essere gli uni con gli altri.
66. A proposito, che ne dite di chiamare gli “annunci nativi” con uno qualsiasi dei loro veri nomi: “product placement”, “articoli pubbliredazionali”, o “notizie fottutamente false”?
67. Gli inserzionisti sono andati avanti per generazioni senza essere subdoli. Possono cavarsela, senza essere subdoli, anche nella Rete.

d. La Guantanamo della Rete.
68. Tutti amiamo le nostre brillanti App, perfino quando sono sigillate quanto una base lunare, ma se mettete insieme tutte le App sigillate del mondo avrete soltanto un cumulo di App.
69. Mettete insieme tutte le pagine web e avrete un nuovo mondo.
70. Le pagine web sono connessione. Le App sono controllo.
71. Se lasciamo il web per un mondo di App, perdiamo i beni comuni che stavamo costruendo insieme.
72. Nel Regno delle App, siamo fruitori, non creatori.
73. Ogni nuova pagina rende il Web più grande. Ogni nuovo link rende il Web più ricco.
74. Ogni nuova App ci dà qualcosa da fare sull’autobus.
75. Ahi, un colpo basso!
76. Ehi, “Colpo basso” sarebbe proprio una gran bella nuova App! Facciamola con la scritta “Offre acquisti in App” dappertutto.

e. La gravità è una gran cosa, fino a quando non ci risucchia tutti in un buco nero.
77. Le applicazioni sponsorizzate sviluppate sulla Rete stanno diventando inesorabili quanto l’attrazione di un buco nero.
78. Se Facebook è la vostra esperienza della Rete, allora vi sono stati messi addosso degli occhiali da un’azienda che ha concordato con i suoi azionisti di impedirvi di toglierli.
79. Google, Amazon, Facebook e Apple sono tutte nel business degli occhiali. La principale verità è che i loro occhiali sono in realtà paraocchi: queste aziende vogliono tenerci stretti nello stesso modo in cui i buchi neri trattengono la luce.
80. Queste singolarità aziendali sono pericolose, ma non perché sono cattive. Molte di loro infatti si impegnano in azioni civiche di grande importanza. Dovrebbero essere apprezzate per questo.
81. Però esse traggono beneficio dall’attrazione gravitazionale della socialità: l’”effetto Rete” è quello che si verifica quando molti usano qualcosa perché è usato da molti.
82. Dove non ci sono alternative competitive, dobbiamo essere estremamente vigili, per ricordare a questi giganti della Valley i valori del Web che, per primi, li hanno ispirati.
83. Poi abbiamo bisogno di onorare il suono che produciamo quando uno di noi si allontana coraggiosamente da loro. Qualcosa tra il boato di un razzo in partenza dalla piattaforma di lancio e lo strappo del velcro quando ci si slaccia un vestito troppo stretto.

f. La privacy nell’era delle spie.
84. Ok, Governi, avete vinto. Avete in mano i nostri dati. Ora, cosa possiamo fare per assicurarci che userete questi dati contro di Loro e non contro di Noi? Anzi, che differenza c’è?
85. Se vogliamo che i nostri governi facciano un passo indietro, dovremmo concordare che se e quando si verifica un nuovo attacco, non possiamo poi lamentarci di non essere stati messi sotto più stretta sorveglianza.
86. Uno scambio non è equo se non siamo consapevoli di quello a cui rinunciamo. È chiara la frase “Meno Privacy per più Sicurezza”?
87. Con una probabilità che si avvicina all’assoluta certezza, ci pentiremo di non aver fatto di più per proteggere i dati dalle mani dei nostri governi e dai signori delle grandi aziende.

g. La privacy nell’era dei disonesti.
88. Giusto garantire la privacy personale a chi la vuole e tutti, a un certo punto, stabiliamo dei limiti.
89. Domanda: Quanto pensate ci abbia messo la cultura pre-Web a capire dove stabilire i limiti? La risposta è “Quanto vecchia è la cultura?”
90. Il Web ha a malapena superato la sua adolescenza. Ci troviamo all’inizio, non alla fine, della storia della privacy.
91. Potremo comprendere che cosa vuol dire privato solo quando avremo capito cosa vuol dire sociale. Abbiamo appena iniziato a reinventare il concetto.
92. Le spinte economiche e politiche che vorrebbero abbassarci i pantaloni e sollevarci la gonna sono così forti che faremo meglio a investire in mutande di latta.
93. Sono gli hacker ad averci portato a questo, gli hacker dovranno tirarcene fuori.

Costruire e seminare
a. Il richiamo dell’ipocrisia si sente molto bene, se sei in una bolla.
94. Internet è sbalorditiva. Il Web è fantastico. Voi siete bellissimi. Connettiamoci tutti e saremo follemente meravigliosi: è un semplice dato di fatto.
95. Allora, non sminuiamo quello che la Rete ha fatto negli ultimi vent’anni.
96. C’è molta più musica nel mondo.
97. Siamo ora in grado di farci una cultura da soli, salvo occasionali incursioni al cinema per qualcosa di esplosivo e sbafarci un barattolo di popcorn.
98. I politici devono ora spiegare le loro posizioni ben oltre il vecchio volantino elettorale ciclostilato.
99. Per tutto ciò che non capisci, puoi trovare una spiegazione, una discussione sull’argomento e un litigio. Non è forse fantastico, tutto questo?
100. Vuoi sapere cosa comprare? Il business che produce un oggetto del desiderio è la peggior fonte di informazioni su di esso. La migliore siamo tutti noi.
101. Vuoi un corso di livello universitario su un argomento che ti interessa? Cerca su Google. Scegline uno: è gratis.
102. Certo, Internet non ha risolto tutti i problemi del mondo. Ecco perché l’Onnipotente ci ha fatto dono delle chiappe: per farcele alzare dalla sedia.
103. Gli oppositori di Internet ci mantengono onesti. Semplicemente li preferiamo quando non sono ingrati.

b. Una manciata di luoghi comuni.
104. Stavamo per dirvi come aggiustare Internet in quattro semplici mosse, ma l’unica che ricordiamo è l’ultima: profitto. Così, invece, ecco alcuni pensieri sparsi…
105. Dovremmo sostenere gli artisti e i creativi che ci danno gioia e alleggeriscono i nostri fardelli.
106. Dovremmo avere il coraggio di chiedere quando abbiamo bisogno di aiuto.
107. La nostra cultura ha alla base la condivisione e le leggi hanno alla base il copyright. Il copyright ha il suo perché, ma, nel dubbio, liberiamolo.
108. Nel contesto sbagliato sono tutti stronzi. (Anche noi, ma lo sapevate già.) Se inviti qualcuno a fare una nuotata, definisci le regole: tutti i troll, fuori dalla piscina!
109. Se le conversazioni sul tuo sito prendono una brutta piega, la colpa è tua.
110. Laddove c’è una conversazione, nessuno ti deve una risposta, non importa quanto valido sia il tuo ragionamento, o quanto attraente il tuo sorriso.
111. Sostieni le aziende che hanno davvero capito il Web. Le riconoscerai non tanto perché ci assomigliano, ma perché sono dalla nostra parte.
112. Certo, le App offrono una bella esperienza, ma il Web è fatto di collegamenti che si diramano in continuazione, collegandoci senza fine. Per la vita e le idee, la completezza è morte. Scegli la vita.
113. La rabbia è una patente di stupidità. Le strade di Internet sono già affollate di autisti patentati.
114. Vivi i valori che vuoi che Internet promuova.
115. Se stai parlando da un po’, taci. (Noi lo faremo a breve).

c. Stare insieme: la causa e la soluzione ad ogni problema.
116. Se ci siamo concentrati sul ruolo del Popolo della Rete — voi e noi — nel declino di Internet, è perché conserviamo ancora la stessa fiducia che avevamo all’inizio.
117. Noi, il Popolo della Rete, non possiamo comprendere quanto possiamo fare insieme perché siamo ancora lontani dall’aver finalmente inventato come stare insieme.
118. Internet ha liberato una forza primordiale – la gravità in grado di attrarci tutti.
119. L’amore è la forza di gravità della connessione.
120. Lunga vita alla libera Internet.
121. Lunga vita a un’Internet che possiamo amare.

Buon Natale e felice 2026 a tutti voi.

Note:
https://cluetrain.com/newclues/
Traduzione italiana di New Clues, a cura di @inmediaref, @fraenrico e @aubreymcfato, con piccole modifiche da parte di aparo@well.com.
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Andrea Aparo von Flüe

Andrea Aparo von Flüe

Padre italiano, madre svizzera-tedesca. Lunghi periodi all’estero fra Svizzera, Francia, Stati Uniti, Giappone. Scuole primarie svizzere e irlandesi; scuola secondaria in Francia e in Italia. Il risultato è un’ottima conoscenza del francese, inglese e del dialetto svizzero tedesco; buona del tedesco, elementare del giapponese e la capacità di muovermi da “indigeno” in contesti culturali diversi. Nel gennaio del 1978 mi hanno laureato dottore in fisica “summa cum laude” discutendo una tesi sperimentale sulla dinamica di caduta dei chicchi di grandine, sviluppata lavorando come ricercatore presso l’Ufficio Centrale di Ecologia e Meteorologia Agraria del Ministero Agricoltura e Foreste, per conto del quale ho lavorato nei periodi estivi dal 1977 al 1979 come membro del Gruppo italiano che partecipava alla ricerca internazionale Grossversuch IV (Politecnico di Zurigo, Università di Montpellier e Grenoble, Ricercatori dell’URSS). Dopo essere risultato primo su quattrocento candidati, nel 1979, sono stato assunto, con la qualifica di Ricercatore, all’Ufficio Europeo Brevetti dell’Aja (NL), da cui mi sono dimesso a causa dello scarso interesse del lavoro e dello stipendio eccessivo. Tornato in Italia, nel 1979, mentre ero docente di Meteorologia all’IT Aeronautico “Francesco de Pinedo”, sono stato chiamato dal Prof. Umberto Colombo a lavorare come consulente al CNEN, il Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare, di cui egli era Presidente. In tale veste ho curato prima studi sul contenuto energetico di centrali nucleari e convenzionali, poi sono stato responsabile di diverse “task forces” per la definizione e avvio di attività connesse alla diffusione di nuove tecnologie: coordinamento del Gruppo di lavoro per la documentazione e l’informazione, automazione delle biblioteche geograficamente diffuse del CNEN, creazione di un servizio di “business graphics” computerizzata, avvio delle iniziative di Office Automation, automazione integrata della Presidenza e Direzione Generale. Nel 1981 sono entrato negli organici dell’ENEA, (ex CNEN) come collaboratore Tecnico Professionale alla Direzione Centrale Relazioni Esterne per poi passare alla Direzione Centrale Studi e ho iniziato la mia attività di Assistente del Presidente. Dal giugno del 1982 al maggio del 1983, su invito del Massachusetts Institute of Technology, Laboratory for Computer Science, mi sono trasferito a Cambridge (USA) per lavorare come Visiting Scientist, membro dell’Office Automation Group. In tale sede ho approfondito gli aspetti del management dei processi d’innovazione tecnologica e ho avuto responsabilità di conduzione del gruppo di ricerca, non ché di Thesis Advisor. Dal luglio 1983 all’aprile 1987 ho fatto parte della Direzione Centrale INFO dell’ENEA come responsabile dei progetti di automazione di ufficio. Continuando l’attività di Assistente del Presidente, ho avuto responsabilità dei progetti di diffusione dell’innovazione tecnologica nelle piccole e medie imprese, analizzando una serie di potenziali “start up”. Nel 1984 ho curato la pubblicazione di uno studio sui mestieri e le professioni degli anni ’90, mettendo a frutto le conoscenze, acquisite nel corso degli anni, di economia, management e di diverse nuove tecnologie: informatica e telematica, nuove energie, nuovi materiali, biotecnologie, innovazioni di processo (laser, robotica, FMS, CAD-CAM, ecc.) per citare le principali. Con la fine del 1985 ho ideato, gestito e completato il progetto di automazione integrata degli uffici della Presidenza e della Direzione generale dell’ENEA, che ha visto la radicale trasformazione delle modalità di lavoro di tutto il personale segretariale, tecnico e dirigenziale dei suddetti uffici. Nel corso del 1986, su invito del governo giapponese (MITI-JETRO), ho passato un mese di studio in Giappone visitando numerose imprese giapponesi e avendo intensi confronti di idee con esponenti governativi e della cultura nipponica. A partire da quella data mi sono occupato in modo continuativo del Giappone, intessendo una fitta rete di conoscenze personali e professionali con esponenti nipponici del mondo del Business e di quello accademico. A fine 1986, ho voluto sviluppare un’esperienza di lavoro nell’industria privata. Sono entrato alla Fiat S.p.A. a Torino dove ho lavorato dal 1986 al 1988 nella Direzione Studi Economici e Analisi Strategiche per passare nel 1989 alle dirette dipendenze del Direttore dell’Ente Sviluppo, Coordinamento e Controllo, in qualità di Vice-Direttore responsabile dei Progetti Speciali (Business Development). Dal febbraio 1990 sono stato in forza alla Fiat Auto. Fino al giugno 1991 ho avuto la responsabilità dei rapporti con le istituzioni internazionali nell’ambito della Direzione Centrale Sviluppo, Coordinamento e Controllo. I miei compiti comprendevano la manutenzione e implementazione di una rete di contatti internazionali finalizzata al monitoraggio degli sviluppi tecnologici e delle strategie dei partners e dei competitori. Partecipavo e/o definivo progetti speciali su temi inerenti il management dei processi di innovazione e di cambiamento, nonché di team dedicati a progetti di M&A. Dal giugno 1991 al marzo 1993 nella Direzione Ambiente e Politiche Industriali, responsabile del coordinamento del piano Qualità Totale, rispondendo direttamente all’amministratore delegato. Dopo essere stato responsabile delle attività di Relazioni Internazionali nell’ambito della Direzione Ambiente e Politiche industriali, a partire dal 1995 sono responsabile degli Scenari Ambientali. Ho ideato e gestito per conto della Fiat Auto Spa i progetti speciali inerenti all’introduzione e uso delle tecnologie della realtà Virtuale e di Internet. Nel 1995 ho coordinato la presentazione (prima mondiale) di due nuovi modelli di vetture (Bravo e Brava) sul World Wide Web in contemporanea con il lancio nel mondo “reale”, continuando a seguire lo sviluppo e le strategie di presenza dei marchi Fiat Auto (Alfa Romeo, Lancia e Fiat) sul World Wide Web (www.alfaromeo.com; www.lancia.com; www.fiat.com); ho poi contribuito ad avviare le attività di uso delle tecnologie della Rete nelle Direzioni Progettazione, Acquisti, Commerciale, Amministrazione e Controllo. Ho sviluppato una conoscenza approfondita su tecnologie, strategie e modalità di comunicazione avvalendosi di sistemi multimediali, ideando e partecipando, nel 1994, alla costituzione, avvio e gestione della com.e srl di Roma, Multimedia Agency, leader nel suo settore di attività (www.com-e.com) che comprende il Web Content, Strategie per Alta Direzione, Formazione e Addestramento. Dal giugno 1998, dopo avere lasciato il gruppo FIAT, responsabile del progetto Trustees21 presso il World Economic Forum, a Ginevra, Svizzera. Nell’aprile 1999 ho accettato l’offerta del Sindaco della Città di Barletta, Dott. Francesco Salerno, di rivestire il ruolo di Direttore Generale/City Manager della Città di Barletta, nonché dirigente responsabile del personale e del settore informatica e telecomunicazioni del Comune. Ho gestito un’organizzazione di 450 persone, di cui 12 dirigenti in reporting diretto. A fine dicembre 1999, la modifica sostanziale della composizione della giunta della Città ha causato la conclusione del mio mandato, così da evitare le dimissioni del Sindaco. Dal febbraio 2000 a luglio 2001, ho operato in qualità di Assistente del Prof. Ferrante Pierantoni, Componente dell’Autorità per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione della Presidenza del Consiglio della Repubblica Italiana. A partire dall’ottobre del 2001 svolgo attività di consulenza strategica per l’alta direzione, con particolare attenzione alle tematiche della sicurezza informatica e fisica. Sono stato Amministratore Delegato della società di consulenza Alef Consulting srl , da me fondata nel 1997, con cui ho svolto fino al dicembre 2013 attività di consulenza e formazione. Fino a luglio 2001 sono stato Senior Consultant e membro del consiglio di amministrazione della com.e srl, società attiva nel mondo di Internet, da me fondata con due soci nel 1994. Nel gennaio 2000 ho contribuito alla partenza della società If, Interface Factory srl, esperta d’interfacce avanzate di Rete, di cui sono presidente. Dal gennaio 2001 al mese di ottobre 2002 sono stato Responsabile delle Strategie della Multimoda Network spa, gruppo industriale del settore Moda, a MIlano. Dal novembre 2002 al Gennaio 2003 sono Chief Scientific Advisor per il Gruppo Finmeccanica spa, a Roma. A partire dal Gennaio 2003 sono entrato in organico come Group Scientific Advisor e V.P. responsabile della Technology Intelligence di Gruppo. In tale veste mi sono occupato di progetti speciali, coordinamento di attività fra aziende del Gruppo, facilitato il completamento di progetti di sviluppo prodotto, ideato e partecipato alla gestione del Premio Innovazione di Gruppo, avviato e gestito contenzioso legale, e sua soluzione positiva per Finmeccanica, con maggiore fabbricante automobilistico USA. Ho co-ideato e portato al successo il cosiddetto Project Zero della Agusta Westland, il primo velivolo a decollo verticale realmente innovativo dalla definizione dell’elicottero (vedere su Google Project zero AW). Assisto e interagisco con esponenti del mondo dell’arte per individuare soluzioni tecnologiche per la realizzazione di artefatti e opere. Ad esempio, componendo un gruppo di esperti provenienti dalle aziende del Gruppo Finmeccanica, abbiamo consentito al Maestro Maurizio Mochetti a realizzare la sua opera, installazione fissa al MAXXI di Roma, partecipando alla definizione delle soluzioni tecnologiche necessarie. A partire da Febbraio 2012 fino al dicembre 2014 sono in organico ad Ansaldo Energia spa, a Genova, come Senior Advisor R&D dell’Amministratore Delegato Ing. Giuseppe Zampini. Dal luglio 2012 al giugno 2013 sono membro del Consiglio di Amministrazione della PROTER srl a Terni, azienda attiva nella chimica di quarta generazione. . Dal Marzo 2015 socio fondatore di GoTo10 srl in Milano, attiva nel settore educazione e formazione, in particolare sulle tematiche relative all’insegnamento del pensiero computazionale. Dal settembre 2015 a giugno 2017 Amministratore Delegato di ProTer srl in Terni, società di ricerca e sviluppo attiva nel settore della chimica di IV generazione e della chimica verde. Da luglio 2017 a Novembre 2020, Chief Operating Officer e Vice Principal della JPED Academy a Pechino, distretto di Changping. Le mie attività comprendono essere responsabile operativo, vice-preside, direttore degli Studi, e docente STEAM di una nuova High School internazionale in lingua inglese, basata sul curriculum studiorum USA per studenti di nazionalità cinese. Rientrato in Italia a inizio novembre 2020, lavoro dal dicembre dello stesso anno, fino al novembre 2022, per la Geminiani srl, azienda specializzata nel campo dei motori per applicazioni industriali e in sistemi innovativi di gestione dell’energia elettrica in qualità di Senior Advisor per la R&D. Dal gennaio 2023, insieme a Michael Lenton, gia Amministratore Delegato di Fimeccanica Australia (oggi Leonardo Australia) con cui si è lavorato per molti anni in Finmeccanica, abbiamo avviato The Advisory, International Strategic Consulting, società di consulenza internazionale, attiva in particolare in Italia e Australia. Ci occupiamo di aziende e prodotti ad alta tecnologia, fornendo consulenza strategica, gestionale e legale. Inoltre, dal 1994, sono Professore a contratto di Strategie Aziendali, presso la Scuola di Specializzazione in Ricerca Operativa e Teoria delle Decisioni, Dipartimento di Statistica, Università “La Sapienza”, Roma. Dal febbraio 2000 al Settembre 2006 sono co-ideatore, Docente e Assistant Director del MiNE, Master in the Network Economy presso l’Università Cattolica di Piacenza. Dall’anno accademico 2001-2002 fino al settembre 2014 insegno strategie di comunicazione al Politecnico di Milano, Master in Design della Comunicazione, Dipartimento di Architettura, fiancheggiando il Prof. Paolo Ciuccarelli, titolare del corso di Metaprogetto. I miei punti di forza risiedono nella capacità di comprensione di Scienza e Tecnologia e di diversi aspetti delle discipline umanistiche, in particolari arti visive, e dunque capacità di sintesi fra queste, management e strategia; nella facilità di definire e fare crescere rapporti e relazioni interpersonali; in una lunga esperienza di relazioni internazionali a scala globale; in una non comune capacità di comunicazione, divulgazione e insegnamento. Mi viene riconosciuta capacità di leadership e di motivazione di team operativi interdisciplinari e internazionali. Nel corso degli anni ho seguito un notevole numero di corsi di specializzazione e seminari; ho pubblicato un gran numero di articoli scientifici, anche a carattere divulgativo su quotidiani e riviste specializzate. Anche qualche libro: da citare il primo testo in italiano che parlava del World Wide Web e zone limitrofe: “Il Libero delle reti, edizioni ADN Kroos.. Da oltre un decennio svolgo attività di consulente sui temi della strategia e dell’innovazione tecnologica. Sono stato membro di diversi Comitati e Gruppi di lavoro governativi e presso la CEE. Ho fatto parte del Comitato Scientifico della rivista “Scienza e Dossier” e titolare della rubrica “Il Nuovo” sviluppata su temi innovativi di Scienza e Tecnologia. Sono stato titolare di rubrica fissa sulle riviste “L’Europeo”, Next”, “Ceramicanda” e “Netforum”. Collaboro saltuariamente con molte altre testate. Blogger per il Fatto Quotidiano, Infosec News e Giano News. Ho avuto diverse esperienze didattiche, in Italia e all’estero, anche a carattere continuativo; ho tenuto un elevato numero di conferenze e seminari in Italia e all’estero per enti governativi, università e aziende private. Nel Marzo del 1990 sono stato chiamato dal rettore Prof. Mel Horwitch a far parte dello Scientific Advisory Board del Theseus Institute, Business School specializzata in Strategie dei Sistemi di Informazione e delle Reti, localizzata nel parco scientifico europeo di Sophia Antipolis, nel sud della Francia. Altre info disponibili su Google. Dimenticavo: due figli, due ex-mogli e Silvana da poco mi ha detto sì. Per concludere, ce n’è abbastanza da “scassare i cabasisi” a molti…

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