L’ordine esecutivo, del 24 novembre scorso, del Presidente degli Stati Uniti d’America è chiaro: Entro 30 giorni dalla data del Decreto presidenziale, il Segretario di Stato e il Segretario del Tesoro, dopo aver consultato il Procuratore Generale e il Direttore dell’Intelligence Nazionale, devono presentare una relazione congiunta al Presidente riguardante la previsione che i Fratelli Musulmani – compresi quelli in Libano, Giordania ed Egitto – siano da considerare quali “organizzazioni terroristiche straniere e terroristi globali”.
Entro 45 giorni dalla presentazione della relazione richiesta il Segretario di Stato o il Segretario del Tesoro, a seconda dei casi, intraprenderà poi tutte le azioni appropriate per quanto concerne la “designazione” dei Fratelli Musulmani o altre suddivisioni quali organizzazioni terroristiche straniere e terroristi globali.
Ma vi è di più: altri due disegni di legge intitolati “Muslim Brotherhood Terrorist Designation Act of 2025” sono stati presentati al Congresso degli Stati Uniti d’America per richiedere, sempre al Presidente, di stabilire che i Fratelli Musulmani siano considerati quali organizzazione terroristica straniera.
Le attività che sfidano la sicurezza nazionale americana, nonché la stabilità geopolitica dei partner regionali e mondiali, sono ancora una volta relegate alla sola Amministrazione U.S.A e non hanno limiti; gli Stati Uniti, arbitrariamente, corrono nuovamente in soccorso di taluni popoli per contenere, in linea molto molto teorica, minacce di natura ideologica.
Emblematico, al riguardo, il caso giordano, partner strategico americano in quella Regione del mondo, nuovamente sostenuto dalla Amministrazione d’oltreoceano pro tempore per superare certe problematiche di politica interna ma che si riflettono, ovviamente, sugli importantissimi equilibri geopolitici ed economici regionali.
Evidentemente non sono piaciute le continue dichiarazioni del seppur discutibile (questo deve esser chiaro) Fronte d’Azione Islamica (IAF), rappresentato dal 2024 nella Camera dei Rappresentanti giordana con una maggioranza relativa di 31 deputati su 138 parlamentari – circa la questione della “certificata” e sproporzionata invasione in Terra palestinese da parte di Israele del “dopo 7 ottobre 2023”.
In particolare, le dichiarazioni che hanno indispettito il vicino israeliano, partner super strategico della Amministrazione Trump, sono quelle in riferimento al “principio di autodifesa del popolo palestinese”.
L’autodifesa del popolo palestinese, promossa anche dal Fronte d’Azione Islamica, ha infatti messo in imbarazzo, oltre che a mezzo mondo, la Monarchia Hascemita per le conseguenti logiche di interessi nazionali quali, tra le altre cose, la vitale ed autoctona esigenza di dover contenere il più possibile una eventuale diaspora palestinese nel caso in cui non possa esser garantita la soluzione dei cd. “due Stati”; una complicazione, questa, non da poco visto che i parlamentari eletti – che ricordiamo esser moderati ma cugini dei Fratelli Musulmani – hanno una forte e formale rappresentanza nel Parlamento giordano.
Come, quindi, si potrebbero defenestrare i parlamentari del “Fronte” per superare le dichiarazioni che, in questo caso, trovano il sostegno della Monarchia Hascemita e del popolo, ma scontentano “altri vicini” ?…semplicemente per norma “richiamata”…di un altro Stato !
Rendere extra legem un partito di uno Stato sovrano per ragioni ed interessi geopolitici, addirittura con una Legge rievocata da un altro Paese, non valutando oltremodo, tra l’altro, il perché il medesimo abbia una rappresentanza così forte, è forse la soluzione ai problemi ? Quali potrebbero essere le conseguenze ?
Il bandire ex nunc taluni partiti che hanno un forte seguito ed una anima propria (seppur discutibile, si sottolinea) per garantire gli interessi di taluni, non dovrebbe esser “fatto” – sic et simpliciter – da un ordine esecutivo o da una norma.
Una siffatta evenienza giuridica, in altre parole, soprattutto se decisa da un’altra cultura o civiltà risolverebbe a strettissimo giro il problema, garantendo la quiete e gli interessi di taluni, ma potrebbe anche alimentare una nuova ondata di retorica radicale, antiamericana e anti-occidentale.
La domanda, tout court, è proprio questa: potremmo assistere, e non solo in rifermento al caso giordano, ad una nuova “Primavera Araba” dovuta alla soppressione per “Decreto” di una identità, e di una anima, condivisibile o non condivisibile che sia ?
La Storia ci ha già insegnato, vedremo.
Non capita di frequente di assistere al suicidio politico di uno Stato sovrano.
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