In due articoli comparsi su queste pagine, ambedue del gennaio 2025, dal titolo “Destino manifesto” e “Verso un nuovo feudalesimo” accennammo al dirigismo ed ai progetti autocratici del Presidente degli Stati Uniti; all’epoca era suo stretto collaboratore Elon Musk. Si è parlato della “dottrina politica” statunitense. La prima fu quella del Presidente James Monroe (1758-1831), enunciata nel 1823; stigmatizzava che ogni ingerenza europea non era accettata e doveva essere respinta dal continente americano. Era una dottrina isolazionista.
Si specificò che la “dottrina politica” rappresenta qualcosa di più solenne rispetto ad una “politica”; è quasi una professione di fede, l’enunciazione di linee fondamentali, un messaggio lungamente maturato per toccare le intime coscienze collettive. Non è solo un documento, ma un insieme di teorie finalizzate ad indirizzare la politica statunitense nel tempo.
Trump non l’aveva ancora scritta ma lo ha fatto nel recente documento dal titolo “National Security Strategy of the United States of America”. Si era anche parlato di nuovo feudalesimo, di Musk come un tecno feudatario, persona in grado di fare ciò che più gli aggrada grazie al potere del denaro e della tecnologia di cui ha un possesso pressoché esclusivo. Un passaggio dall’oligarchia, meglio plutocrazia, al feudalesimo. I tecno feudatari sono più potenti dei Governi. Le multinazionali del secolo scorso sono un ricordo romantico.
L’Europa non è più utile per Trump, come ai tempi della politica del containment quando strumenti economici e militari erano fondamentali al contrasto dell’URSS, dei suoi Paesi satelliti e alleati. La nuova visione declassa l’Europa, intesa come Unione Europea, ad un inutile orpello che deve difendersi da sola poiché la NATO non può essere sostenuta economicamente in via prevalente dagli USA. Musk ha rincarato la dose affermando che dovranno essere i singoli Stati a decidere le loro politiche, le spese, la difesa ed altro. Abolire la sovranità dell’UE per restituirla ai singoli Stati. Ha appellato l’UE come IV Reich, sicuramente riferendosi al regime nazista, ignorando che Reich, in tedesco, significa genericamente impero, regno, stato e venne usato sin dall’alto Medioevo per il Sacro Romano Impero. Sovviene l’adagio latino “divide et impera”. L’Europa, soprattutto se divisa, sarà un Davide contro Golia ma l’epilogo biblico non la soccorrerà. Se non avrà un sussulto di dignità politica sarà condannata all’inconsistenza, al declino irreversibile, una china pericolosa verso il baratro politico, economico e culturale. Pensiamo ai tanti appelli del Presidente Mattarella e di Mario Draghi, in particolare quello a “fare qualcosa”. Gli interessi statunitensi saranno concentrati sulla sicurezza dell’indo-pacifico e la Cina sarà un interlocutore privilegiato ad onta dei dazi pochi mesi fa imposti e poi largamente riesaminati. L’Europa si troverà stretta a tenaglia tra la Russia e gli Stati Uniti, ambedue desiderosi di smembrarla in statarelli, come l’Italia preunitaria, facilmente conquistabili territorialmente, politicamente, economicamente e culturalmente.
La dottrina di Trump predilige singoli Stati alleati vicini ai sui disegni di imperialismo e autocrazia, alleanze limitate nel periodo a lui confacente. Parafrasando Marx ed Engels, i quali nel Manifesto del Partito Comunista del 1848 dicevano: “Proletari di tutti i Paesi unitevi”, si potrebbe far affermare al trinomio Trump-Putin-Musk: “Autocrati di tutti i Paesi unitevi”.
Il futuro dell’Ucraina, dell’Unione Europea e dei singoli Stati del “vecchio continente” è in serio pericolo e nessuno si illuda da poter fare da solo baciando la pantofola (o altro) di Donald oppure elemosinando qualche briciola o sconto daziario. Si prospetta un novello colonialismo, retaggio dei secoli passati?
J.D. Vance è il secondo alla Casa Bianca e lo è anche nel voler dare consigli al Papa.
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