La lingua italiana – non quella adoperata per mostrare in modo tattile la propria devozione nei confronti del potente di turno – riesce ad esprimere e a far immaginare qualsivoglia situazione e sensazione. Ci sono frasi che, come si suol dire, rendono l’idea.
Lo “stare ad un palmo da terra”, ad esempio, indica una condizione di estrema gioia e soddisfazione, quasi il benessere spirituale consentisse di spiccare il volo e far sentire sollevati dal suolo e soprattutto non zavorrati da cattivi pensieri o incombenti preoccupazioni.
Sul palco di un comizio elettorale abbiamo visto un coreografico rito propiziatorio, in cui insospettabili personaggi di spicco della politica nazionale hanno tentato di staccarsi dalla pedana per esibire la loro incontenibile felicità. Una serie di balzi – oltre ad evidenziare le eccellenti condizioni di caviglie e polpacci – anticipava l’euforia dell’imminente e incontenibile trionfo alle urne.
La scena, davvero indimenticabile, aveva connotati pittorici di grande compostezza, capace di andare ben oltre l’istantanea scattata ad Aldo Moro in giacca e cravatta che passeggia sulla spiaggia con la figlia.

Il balzellare tutti insieme era simbolo di quella grande coralità di cui la gente avverte l’irresistibile bisogno, ma qualcosa non ha funzionato.
Cosa può aver deviato il naturale corso della storia e l’inevitabile virare a destra del nostro Paese?
Perché la sinistra, che – a detta di importanti cariche istituzionali dello Stato – sentiva il fiato sul collo, si è staccata di venti punti percentuali? Forse l’alito di una alimentazione poco morigerata ha spinto la coalizione a correre?
Niente di tutto questo. E una attenta e approfondita analisi porta a scoprire sul profilo Twitter (o X che dir si voglia) del mancato Presidente della Regione Campania, la testimonianza video dell’incontro del candidato sconfitto con un aruspice contemporaneo, portatore di buona sorte e forgiatore degli strumenti portafortuna.
L’artigiano mostra un suo mirabile “corno rosso” in versione XXL e, nel regalarlo al Presidente “solo in pectore”, invita il politico ad eseguire un piccolo rituale di prassi, fondamentale per l’innesco delle funzionalità scaramantiche.
L’austero aspirante Governatore, come riscontrabile nel filmato riportato qui sotto, recita il “Sciò Sciò Ciucciuè” con pochissima convinzione e forse palesando un certo fatale scetticismo.
Il non credere alla potenza di quel dono ha mostrato un poco apprezzabile distacco dalle tradizioni e dalle credenze partenopee, atteggiamento che gli elettori legati alla città e alla Regione non sono riusciti a perdonare. Un involontario affronto alla cultura, agli usi e alle consuetudini, e persino alla storia di quelle terre, ha impedito al volenteroso viceministro di attuare i tanti encomiabili buoni propositi con cui avrebbe razionalizzato e ottimizzato quello che era il feudo di De Luca.
La Campania, purtroppo, deve così accontentarsi di rimanere soltanto un posto Fico.












