Il Villari, sui cui libri si sono formate intere generazioni, era Accademico dei Lincei, Vannacci invece è stato allievo alla Accademia Militare, dove brevemente anch’io ho trascorso qualche giorno della mia vita prima di entrare in quella delle fiamme gialle.
Vannacci, però, come il Villari comincia con la V. E’ uno dei requisiti per chi ambisce al ruolo di storico. Se avessi voluto cimentarmi anch’io in quel campo avrei dovuto chiamarmi Vapetto, ma il destino anagrafico mi ha privato di una simile opportunità…
E’ quindi con umiltà che mi accosto alle dissertazioni che in questi giorni hanno animato gli eruditi di Facebook entusiasmati dalla attenta e approfondita analisi del Ventennio che il celeberrimo “elareneg” (il generale al contrario) ha saputo condividere sulle pagine social.
E’ stato un piacere scoprire che il 28 ottobre 1922 ebbe luogo la prima manifestazione podistica democraticamente non competitiva che si contrapponeva al confronto agonistico a cadenza quadriennale avviato nel 1896 su spinta del Barone De Coubertin.
L’evento è stato scimmiottato da quelli che fanno il cammino di Santiago di Compostela, la marcia di Assisi e la Maratona di New York, ma nessuno di loro all’arrivo del rispettivo percorso ha mai saputo veder premiata la performance sportiva addirittura con lo scettro per governare in maniera autoritaria una Nazione.
Devo il rimedio alla mia lacuna culturale ad un post di Roberto Vannacci, cui va tutta la gratitudine mia e della moltitudine di altri soggetti penalizzati dalla inadeguatezza dei libri di testo adottati negli anni dalle scuole di ogni ordine e grado.
Vannacci le definisce “RIPETIZIONI PER CHI LA STORIA L’HA STUDIATA NEI MANUALI DEL PD” (rigorosamente scritto tutti con caratteri maiuscoli, che nel linguaggio non verbale equivale a strillare la frase in questione).
Il PD è stato fondato nel 2007, oggi ha diciotto anni e – se anche avesse avuto qualche manuale pronto fin dal suo esordio – la sua platea di scolari e studenti è abbastanza ristretta (complice anche la tradizionale poca voglia di imparare qualcosa), ma insomma è giusto rispettare le sparute minoranze.
Le frasi dell’accorato messaggio hanno animato focose discussioni in cui cultori della materia hanno elogiato con fervore il novello interprete dell’italico passato. Come è possibile constatare personalmente raggiungendo la pagina social del personaggio militar-politico, purtroppo non sono mancate espressioni di ingiustificato dissenso che comprovano la disinformazione radicata in chi si è azzardato a studiare a scuola, a leggere libri, a documentarsi, a non chiudere gli occhi…
Questa gentaglia ha osato mettere in discussione la sudata verità che solo un coraggioso uomo d’arme poteva far riemergere. In un epoca di tagli alla sanità pubblica, fa bene il nostro beneamato Rambo a sottolineare l’impegno sistematico del signor Benito e dei suoi fans nella lotta contro la stitichezza grazie alla generosa somministrazione di olio di ricino, nella diffusione del baseball con il diuturno esercizio di tradizionali manganelli, nel sollevare dal peso di scegliere quale partito votare nelle consultazioni elettorali, nel legiferare sulle evidenti ed inconfutabili differenze di razza e di etnia che avrebbero poi fatto arrivare kebab e falafel…
Fortunatamente noi italiani abbiamo chi ci può davvero illuminare e a questo novello vate si deve riconoscere benemerenza illimitata. E’ bastato un post su Facebook per trasferire alla Nazione intera una versione dei fatti che nemmeno le pagine della celeberrima rubrica “Strano, ma vero” della Settimana Enigmistica avevano saputo offrire ai lettori più attenti.
La lodevole iniziativa ha dimostrato come lo spirito divulgativo dell’indimenticabile Maestro Manzi aleggi ancora tra noi e che la voglia di sapere e conoscere sia inarrestabile.
Dopo la candidatura del signor Donald al Nobel per la pace, dispiace che nessuno abbia pensato, per la cultura, di portare il nostro Generale a Stoccolma. E magari di lasciarcelo.












